Il salario giusto è un argomento che sta facendo discutere nelle ultime settimane, a partire dall’elaborazione del Decreto Primo Maggio che in questi giorni è stato approvato alla Camera dei Deputati ed è pronto per ottenere lo stesso esito anche in Senato ed arrivare ad essere Legge in attesa della promulgazione Presidente della Repubblica.
Infatti, questo fattore della busta paga che contiene tutti gli elementi che compongono tutte le voci della retribuzione e che consentirebbe di verificare che i dipendenti ricevano quanto riconosciuto dai CCNL di rifermento non è il salario minimo invocato da diversi sindacati e da molti lavoratori.
Inoltre, i dubbi su questa misura sono dovuti al fatto che il testo approvato prevede che nel calcolo del minimo riconosciuto rientrino anche i benefit del welfare contrattuale che non fanno parte dell’importo delle stipendio che ogni lavoratore ottiene ogni mese, a compensazione dell’adeguamento automatico della retribuzione al 50 per cento dell’inflazione dopo 9 mesi dal mancato rinnovo dei contratti collettivi, non per il settore sanitario e del turismo.
Il salario giusto decreto prevede anche normative che aumentano da 24 a 36 mesi il limite temporale del lavoro in somministrazione e l’obbligo di SPID e regole sugli algoritmi che incentivando il lavoro precario, oscurando i 960 milioni per le nuove assunzioni messi a disposizione dal Governo.
Salario giusto cos è

La misura sta creando polemiche perché viene aggiunto nelle voci del salario base anche il welfare aziendale con le sue indennità, abbassando così la quota minima dello stipendio ed avvicinandosi ai contratti stipulati dai sindacati più piccoli, trovando così le critiche dell’opposizione e di CGIL, CISL e UIL.
Il problema è dovuto al fatto che i benefit nella retribuzione consentono alle aziende di abbassare il costo del lavoro, ma allo stesso tempo si riduce anche il reddito lordo, incidendo negativamente sui contributi e sul futuro ammontare della pensione e del Trattamento di Fine Rapporto dei lavoratori.
Quindi, il testo definitivo del Decreto Primo Maggio è andato incontro ai grandi sindacati solo con l’eliminazione dell’equivalenza dei contratti stipulati da quelli più piccoli, questi ultimi hanno però ottenuto una definizione di salario giusto più facile da smarcare, mentre Confindustria ha avuto riconosciuti gli incentivi alle assunzioni favorevoli all’applicazione dei suoi contratti.
I vantaggi del salario giusto in busta paga
Le disposizioni previste dal Decreto Primo Maggio secondo il pensiero della Maggioranza di Governo hanno come obiettivo quello di rispettare con il salario giusto l’articolo 36 della Costituzione che difende il diritto dei lavoratori a ricevere un compenso proporzionato e dignitoso per il lavoro prestato. I vantaggi di questa misura sono:
- l’adeguamento dello stipendio al 50 per cento dell’inflazione per coloro che hanno il contratto collettivo non rinnovato da nove mesi, fornendo un aiuto alla riduzione del potere d’acquisto dei redditi dei dipendenti;
- l’ostacolo al dumping contrattuale attraverso i controlli che saranno effettuati da CNEL, INPS, ISTAT, INAPP, Ispettorato Nazionale del Lavoro e altri soggetti ancora non definiti per verificare la reale applicazione del salario giusto;
- il rispetto dei datori di lavoro di questa misura, in caso contrario perderanno il diritto ai bonus fiscali previsti dalla normativa per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani, donne e dipendenti nelle zone ZES, a meno che il contratto collettivo riferimento sia stato firmato da associazioni di cui non fanno parte, preferendo quelli secondari per l’applicazione del trattamento retributivo minimo.
Allo stesso tempo, è giusto precisare che i CCNL di riferimento esistono da anni e quasi mai sono stati in grado di ostacolare la povertà del lavoro, la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori, in particolare per settori a forte rischio, mancando la definizione di un salario legale orario espresso nero su bianco in cifre reali che metta un valore tangibile alla retribuzione minima che deve essere riconosciuta in base a quantità e qualità del lavoro fornito.
Salario giusto vs salario minimo

Infatti, il giusto salario viene stipulato dai CCNL di riferimento, frutto di accordi stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentativi a livello nazionale, secondo quanto previsto dal trattamento economico complessivo e la sua adesione è fondamentale per accedere agli incentivi previsti dalla normativa che lo contiene.
I datori di lavoro possono determinare quale deve essere il trattamento retributivo minimo dei propri dipendenti individuando il contratto collettivo nazionale da applicare in base ad attività principale, dimensioni e natura giuridica della propria impresa. Invece, i lavoratori vengono tutelati dal codice alfanumerico fissato dal CNEL che si riferisce al contratto collettivo nazionale applicato, presente nella lettera di assunzione e nella busta paga, oltre che nelle comunicazioni ufficiali e previdenziali Uniemens e INPS.
Però, il giusto salario sembra essere un provvedimento più vicino al mondo degli imprenditori ed ai contratti collettivi promossi da quei sindacati minori vicini al Governo più che virare verso ad un reale aiuto ai lavoratori ed alle loro condizioni retributive non all’altezza o precarie.
Cosa fare se il salario giusto non viene applicato
Le regole sul salario non sono ancora operative, serve che il Decreto Primo Maggio concluda il suo iter legislativo, ma una volta approvato i lavoratori devono tutelarsi in caso di mancato riconoscimento da parte dei datori di lavoro. Per farlo si può:
- verificare prima di tutto il contratto di lavoro, il CCNL applicato e le buste paga, confrontando le voci retributive con quanto previsto dalla normativa vigente,
- se emergono discrepanze, è consigliabile raccogliere tutta la documentazione utile e segnalare formalmente l’errore al datore di lavoro tramite comunicazione scritta;
- qualora il problema non venga risolto, ci si può rivolgere a un consulente del lavoro, a un sindacato o a un avvocato specializzato in diritto del lavoro;
- avviare una procedura legale per il recupero delle differenze retributive non corrisposte in caso di vertenza che non porta ad un accordo con il proprio datore di lavoro.
Agire tempestivamente è essenziale per tutelare i propri diritti e ottenere il giusto salario previsto dal contratto e dalla legge. Il supporto professionale aumenta le possibilità di risoluzione rapida e corretta della controversia lavorativa attuale efficace. Per questi motivi, gli esperti di Sindacato.it sono a tua disposizione per attivare le misure idonee a garantire l’applicazione corretta del salario giusto sulla tua paga: contattaci ora per prenotare una consulenza sindacale con i nostri professionisti.