Si discute da mesi sulla correttezza del contenuto della proposta di legge di iniziativa popolare che vorrebbe portare a nove euro l’ora il salario minimo legale.
La domanda che si fanno politici e le parti sociali è se sia necessario introdurre il salario minimo legale oppure affidare il minimo sindacale alla contrattazione collettiva.
Adeguare la retribuzione per i bassi salari che percepiscono milioni di lavoratori italiani è una priorità ma bisogna fare attenzione alla situazione del nostro mondo del lavoro e magari vedere anche come gli altri Paesi dell’Unione Europea lo hanno introdotto o stanno per farlo.
Infatti, gli scettici parlano di un danno per i lavoratori che hanno applicato un contratto collettivo di riferimento con una soglia minima superiore ai 9 euro l’ora dichiarati nel dibattito politico. Così come, il datore di lavoro può decidere di retribuire il lavoratore con importi maggiori rispetto ai minimi salariali previsti a livello contrattuale.

Che cos’è il salario minimo
Il salario minimo orario è l’importo minimo che il lavoratore deve ricevere per lo svolgimento del suo lavoro ed il datore di lavoro sotto il minimo sindacale non può andare nella retribuzione del suo dipendente.
Infatti, la tutela garantita dal salario minimo è ponderata in base ai minimi tabellari previsti per mansioni e livello di inquadramento del lavoratore in un dato settore di appartenenza.
L’introduzione del salario minimo in Italia è spinta dalla direttiva europea del 4 ottobre 2022 che impone la determinazione del salario minimo giusto per i lavoratori entro il 15 novembre 2024.
Questo obiettivo può essere raggiunto con la legge sul salario minimo oppure con la contrattazione collettiva nazionale o con una combinazione di entrambe le soluzioni.
Giusta retribuzione e salario minimo
La proposta di legge presentata dall’opposizione sul salario minimo è stata bocciata dal Governo Meloni nell’estate del 2023 ed ha inasprito il dibattito sulla necessità di un provvedimento a riguardo.
In materia di salario minimo, tutti si è d’accordo sulla necessità di fissare un salario minimo mensile al di sopra delle soglie di povertà.
Infatti, il livello di salario minimo deve generare una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato dal dipendente per garantire a lui ed alla sua famiglia un tenero di vita e di lavoro adeguato.
I lavoratori a basso salario in Italia sono molti e sono diverse le persone che pensano che fissare il salario minimo per legge non sia la soluzione migliore in quanto diversi contratti collettivi nazionali prevedono importi più alti rispetto al salario minimo previsto nel dibattito politico.
Il salario minimo in UE
L’introduzione di un salario minimo garantito è stato eseguito da 22 Paesi dell’UE mentre solo in 5 Paesi non esiste, Danimarca, Svezia, Finlandia, Austria e Italia in cui il salario minimo è fornito esclusivamente dai contratti collettivi.
Tra i Paesi dell’Unione Europea in cui esiste un salario minimo legale, troviamo quelli dell’Europa centrale che prevedono importi superiori a 1.500 euro mentre quelli dell’Europa orientale sono al di sotto dei 600 euro.
Invece, gli altri Stati UE che adottano un salario minimo, in due è compreso tra i 1.000 ed i 1.500 euro ed in quattordici di questi è inferiore a mille euro.
Inoltre, ci sono differenze nei vari Paesi relative a salari minimi adeguati all’inflazione o da una Commissione competente, sulla base di età, Regioni o condizioni di lavoro.

La tutela garantita dal salario minimo
Indipendentemente dalla forma di salario minimo preferita, fissare un valore minimo adeguato per garantire ai lavoratori importi in ogni caso sufficienti ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa in base alla qualità del suo lavoro, è doveroso.
La contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari minimi è una opportunità in quanto i sindacati conoscono le necessità dei lavoratori che rappresentano ma le difficoltà che ci sono spesso nei rinnovi dei contratti nazionali fanno sì che questa soluzione non sia sempre la più adeguata.
Infatti, il salario minimo può essere la garanzia per i settori non coperti dai contratti collettivi ed avere quindi un tasso di copertura superiore a quello dei contratti collettivi.
Inoltre, un salario dignitoso garantirebbe dei vantaggi per l’economia e per la progettazione della vita personale dei lavoratori grazie al miglioramento del loro tenore di vita.
La contrattazione collettiva in materia di salario minimo garantito
Un salario orario minimo garantito è presente in tutti i CCNL nazionali e gli scettici che non lo vogliono stabilito per legge sostengono che:
- un salario minimo troppo alto potrebbe portare ad un aumento della disoccupazione;
- si può agire sul trattamento economico complessivo dei lavoratori per avere un livello dei salari adeguato;
- i lavoratori con una retribuzione minima più alta rispetto al salario minimo a 9 euro sarebbero danneggiati.
Quindi, per questi soggetti l’adeguatezza dei salari minimi deve essere fissata da una puntuale contrattazione collettiva.
Il confronto tra le parti sociali è necessario
Per risolvere la questione di introdurre un salario minimo legale o se avere un trattamento economico minimo secondo quanto previsto dai contratti collettivi serve un tavolo di confronto.
Infatti, avere un vero confronto tra il Governo, le associazioni datoriali e CGIL, CISL e UIL, le sigle sindacali comparativamente più rappresentative è necessario per decidere la soluzione migliore per applicare il salario minimo.
Il diritto ad una retribuzione proporzionata al lavoro svolto è garantito dalla Costituzione ma sono pronti i tempi per dare ai lavoratori un trattamento salariale minimo adeguato al lavoro svolto.
Infatti, oggi i salari versati ai lavoratori in molti casi sono bassi e se fissati per legge o con altre soluzioni, l’importante che si metta mano a questa situazione per assicurare un tenore di vita dignitoso ad ogni lavoratore.