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Dumping contrattuale: i danni per le aziende ed i lavoratori

Il dumping contrattuale è la pratica adottata da alcune aziende che decidono di applicare ai propri dipendenti contratti di lavoro sottoscritti da associazioni sindacali di lavoratori e datori considerate poco rappresentativi contenenti condizioni e tutele al ribasso rispetto ai CCNL firmati dalle organizzazioni più seguite del loro settore.

Infatti, quando si parla di dumping nel mondo sindacale, si utilizza il termine di contratti pirata, ovvero di quegli accordi ottenuti da sindacati inesistenti o con una base di iscritti bassa o assente, proponenti regole e situazioni economiche inferiori se confrontate con quelle previste dagli accordi ottenuti in fase di contrattazione collettiva dagli attori più rappresentativi a livello datoriale e di manodopera.

La scelta di questi tipi di contratti viene fatta soprattutto da microimprese e cooperative con l’obiettivo di limitare i costi del lavoro, ma il danno è soprattutto per i lavoratori che vedono abbassare salari, diritti, tutele e qualità del lavoro rispetto a quelli garantiti dai CCNL più rappresentative.

Però, il danno provocato dall’utilizzo del dumping contrattuale non è solo per i lavoratori, ma anche per le aziende che possono subire la concorrenza sleale da parte di quelle imprese che riescono ad ottenere una maggiore flessibilità ed un risparmio dalla gestione della forza lavoro.

dumping ccnl

Il dumping contrattuale danneggia i sindacati

Essere sindacati rappresentativi significa avere una base di iscritti molto ampia e far riferimento ad essa quando si svolge una delle funzioni ed attività tipiche di queste organizzazione, ovvero quello di tutelare gli interessi e le condizioni dei datori di lavoro e di coloro che svolgono l’attività professionale di riferimento durante le fasi della contrattazione collettiva.

Infatti, fissare regole nei CCNL che migliorano le condizioni economiche e aumentano i diritti dei lavoratori, oltre a favorire la crescita del settore con il benessere delle aziende di cui non beneficiano solo i datori, ma anche i dipendenti, è il compito dei sindacati.

Il dumping contrattuale mette in discussione tutte le conquiste ottenute dai sindacati con l’impiego dei contratti pirata che riportano di fatto indietro le condizioni che organizzazioni datoriali e dei lavoratori avevano concordato per il progresso del settore di appartenenza in sede di contrattazione collettiva.

Invece, questa pratica mette in atto delle situazioni che possono ledere la produttività delle aziende ed il benessere dei lavoratori dovute ad accordi che non rispettano quelle che sono le regole concorrenziali del mercato di riferimento e normate anche dai CCNL.

Come le aziende sono danneggiate dal dumping contrattuale

Guardando la definizione di dumping contrattuale, molti potrebbero pensare che questa pratica danneggi solo i lavoratori e non le imprese che possono beneficiare di un costo di lavoro più conveniente e ridurre le spese per la propria attività.

Invece, anche le aziende subiscono effetti negativi dai contratti pirata a causa delle concorrenza sleale svolta da quelle che li utilizzano, potendo ottenere maggiore manodopera ed aumentare la produttività, ma spesso a discapito della qualità dei beni e dei servizi offerti ai clienti.

Il risultato di questa pratica contrattuale può essere la contrazione dei consumi a causa di una minore competitività dei prodotti e dei servizi, con danni sui consumi per tutto il settore ed anche per l’economia italiana, oltre a stipendi più bassi percepiti tra persone che svolgono la stessa professione in imprese diverse.

Stipendi più bassi portano ad un minore gettito fiscale e contributivo che porta a dei problemi sulla quantificazione della pensione, svalutando anche l’intero sistema previdenziale, sociale e di welfare che il nostro Paese porta avanti dal secondo dopoguerra in poi. Una Legge che fissa una soglia di salario minimo vantaggiosa per datori di lavoro e dipendenti eliminerebbe definitivamente l’impiego dei contratti pirata.

contratti pirata

Dumping contrattuale: le conseguenze negative per i lavoratori

Quando i sindacati maggiormente rappresentativi firmano nuovi contratti collettivi o rinnovi migliorativi trovano un accordo tra datori e lavoratori che servono a regolare i rapporti tra queste due entità e miranti a migliorare lo svolgimento delle attività professionali.

I datori di lavoro che decidono di applicare il dumping contrattuale fanno sì che i propri lavoratori percepiscano un salario più basso in relazione alla mansione svolta, siano con minori tutele in caso di malattia o infortuni, meno ferie e più ore di lavoro non retribuite secondo quanto prevista dai CCNL più diffusi.

Anche le indennità percepite possono diminuire oppure non essere percepite dai lavoratori, così come i lavoratori possono non fruire di permessi e scatti di anzianità, avere riconosciuto un compenso minore per gli straordinari lavorati, subire un maggior ricorso delle aziende che applicano i contratti pirata al lavoro al tempo parziale e alla flessibilità.

Inoltre, i dipendenti delle attività che impiegano il dumping contrattuale potrebbero limitare o annullare tutte quelle misure di welfare che i contratti collettivi nazionali di lavoro possono contenere, come ad esempio la previdenza complementare e la sanità integrativa, svalutando anche il lavoro prestato.

Come si può contrastare il dumping contrattuale

Il dumping contrattuale può essere contrastato prima di tutto facendo riferimento all’articolo 36 della nostra Costituzione e applicando i CCNL che garantiscono la maggiore protezione possibile per lavoratori e datori di lavoro del settore di riferimento e contrastano la frammentazione dei contratti senza danneggiare il pluralismo sindacale costituzionalmente protetto.

Inoltre, i contratti collettivi sono migliaia per ogni comparto ed è necessario intervenire riconoscendo i migliori in quelli che sono sottoscritti dalle organizzazione sindacali più rappresentative, lo dovrebbero fare organi terzi imparziali come INPS E CNEL che dovrebbero giudicarli attraverso dati inconfutabili. La valutazione dei contratti di lavoro deve passare per la scheda di lettura comparativa in grado di consentire l’analisi di tutte le protezioni contenute ed evitare irregolarità.

Si dovrebbe anche favorire l’attinenza dei contenuti dei CCNL ai Codici ATECO delle imprese che li utilizzano, in modo che siano aderenti all’attività economica produttiva svolta dalle imprese ed evitare che essi vengano scelti dalle stesse unilateralmente. Anche l’obbligatorietà della comunicazione del codice alfanumerico che i datori di lavoro devono fornire al Ministero del Lavoro dovrebbe consentire agli organi controllori di trovare eventuali irregolarità sull’applicazione dei contratti di lavoro attraverso la consultazione delle banche dati.

Infine, associazioni sindacali datoriali e dei lavoratori dovrebbero far ricorso all’attività degli Enti bilaterali finanziati dalle imprese e che di solito consentono ai dipendenti di ottenere prestazioni di previdenza, assistenza sanitaria, formazione continua e sostegno al reddito, che renderebbero i CCNL più vantaggiosi per tutti rispetto ai contratti pirata, portando ad un minore ricorso al dumping in favore di accordi con una migliore qualità.

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